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domenica 23 ottobre 2011

La Bella e la Bestia

 
C'era un volta ...... in un paese lontano di un tempo lontano ..... un anziano che tornando dopo un fallimento verso casa, dove lo aspettano gli avidi e superficiali figli, trova ospitalità in un maniero misterioso ed incantato tra oggetti animati. Solo all'alba prima di partire prende una rosa da donare a Bella, l'unica dei figli che lo ama veramente e ha cuore. Ma questo scatena le ira del padrone di casa, il Mostro, un uomo con sembianze di bestia feroce e crudele, che lo accusa di aver abusato della sua generosità: per la punizione la vita, a meno che una delle sue figlie non si sacrifichi al suo posto. Solo Bella accetta e si ritrova al castello, qui il Mostro anziché divorarla le propone di essere la Regina di tutto, solo ogni sera le chiederà di sposarlo, lei resta, ma rifiuta la richiesta. Ma di giorno in giorno comprende l'animo vero e buono della Bestia, dilaniato dalla sua duplice natura umana e bestiale. Sempre più affetto la lega a lui, anche se ogni sera la sua risposta è un no. Quando il padre cade ammalato, e Belle chiede di poter andare a curarlo, Bestia ormai innamorato di lei, le dà tutti i suoi poteri magici e le dice che se entro una settimana non tornerà Lui morirà. La sua vita è completamente nelle mani di Belle. Ma a casa gelosi delle sue nuove ricchezze e facendo piani per rubarle al Mostro la trattengono fratelli e Splendore, un pseudo fidanzato belloccio ed infido. Ma la nostalgia è forte e decide di tornare, solo che Lui sta morendo, gli confessa allora di amarlo, mentre fratello e spasimante sono penetrati nel castello per derubarlo, però una delle statue viventi uccide Splendore che all'istante si trasforma nel Mostro. Mentre al suo posto uno sfolgorante principe, si rivela a Belle che non lo riconosce come la sua amata Bestia, le spiega che era sotto un maleficio che solo l'amore di una donna poteva sciogliere, ormai convinta lo segue verso il sogno. Jean Cocteau con genio surrealista ci porta nel l'irreale onirico, senza più distinzione alcuna creando un incantamento giocando in modo sublime con la fantasia, usa la luce per toccare gli oggetti che prendono vita, candelabri sono braccia che si muovono, volti dalle pareti ci guardano, una scenografia che si anima in modo enigmatic, e dove nulla è come appare, compresa l'oscura Bestia e il suo mondo barocco e misterioso : La dolorosa condizione di chi si sente e viene visto come diverso, il tormento della ricerca di un'identità, la paura per tutto ciò che non rientra in canoni abituali, e che automaticamente si trasforma in mostruoso, l'amore impossibile che porta morte e porta vita, e porta una nuova libertà. Il tema del doppio, Jean Marais, all'epoca uno degli uomini più belli dello schermo nascosto tutto il tempo dalla maschera della Bestia, è allo stesso tempo anche il volto gemello di Splendore e del Principe, se egli non avesse conosciuto il dolore, la pietà, la solitudine, la commozione di un affetto, sarebbe forse stato un altro essere spietato ed inutile, mentre la sofferenza dell'aver vissuto da Mostro lo ha reso un uomo migliore, un uomo che può vivere l'amore.

domenica 16 ottobre 2011

Lady Lou - Non sono un' angelo

Come può essere diventata una stella della Hollywood mecca di sogni ed incubi, una donna senza grandi doti recitative, senza  essere una vera bellezza, senza un filo di classe, con un personale discutibile e mise impossibili ? Per diventarlo bisogna avere coraggio, voglia di farcela, battute bislacche ed equivoche, un sex-appeal esplosivo, nessuna autocensura  ed una faccia tosta senza eguali.  Per farcela bisogna essere Mae West !  Osare l’eccesso , essere esageratamente ironica, esageratamente sboccata, esageratamente ammiccante, esageratamente abbondante, esageratamente bionda, perché : “ Le brave ragazze vanno in Paradiso. Le cattive ragazze vanno dappertutto “. Nei due films più famosi, si cucì addosso  battute piccanti  fulminanti e si scelse un giovane partner - molto più giovane di lei - alto, elegante,  anglossassone,  ma proveniente dal vaudeville come lei, un certo Cary Grant, imbastendo trame in cui Mae è “molto cattiva “  è  spregiudicata e molto corteggiata, cantante di varietà o  domatrice di leoni, lo circuisce di doppi sensi e lo irretisce di follate sexy. In fondo : « Quando sono buona so essere molto buona, ma quando sono cattiva sono meglio! » e se lui cerca di redimerla convincendola di avere un anima, che i diamanti sono solo fredde pietre e chiedendole se «Nessun uomo l'ha mai fatta felice?», lei secca gli risponde «Sicuro. Un sacco di volte ». Anticonformista decisamente ante-litteram,nave scuola di ogni eroina cinematografica che non chiedeva aiuto al protagonista maschile di turno, ma magari: «Hai in tasca una pistola o sei semplicemente felice di vedermi?».
                    
Cary Grant, Mae West  - "Se solo potessi crederti..." - "Puoi credermi: centinaia di uomini l'hanno fatto! "

Mae West, William B. Davidson -" Cosa fai per vivere, tesoro?" - "Più o meno l'Uomo politico." - " Anche a me non piace lavorare. "


 − " Lei crede all'amore a prima vista? " - " Non so, ma certo fa risparmiare un sacco di tempo."


"Non è importante quanti uomini ci sono nella tua vita, ma quanta vita c'è nei tuoi uomini."
 
− " Immagino tu non creda al matrimonio." -  " Solo come ultima risorsa."

sabato 1 ottobre 2011

Looking for Richard

 Quanti approcci ci possono essere al cospetto di una grande opera ? Infiniti, a riprova della genialità dell'arte che l'ha concepita. Così Al Pacino si mette alla ricerca dell'essenza, della moltiplicità, della complessità, del misterioso fascino, della magnificenza della creazione di un'opera come il Riccardo III shakespeariano. Si domanda e ci domanda perchè un eroe negativo, nero,deforme, crudele, senza pietà, ci intriga da secoli, e lo chiede a chiunque, attori famosi, critici letterari, gente della strada, ed ognuno ha il suo Riccardo, proietta il suo lato oscuro, e cede alla fascinazione di un archetipo del male . Ogni sua infamia è amplificata, drammatizzata a tal punto da sublimarsi nel mito assoluto. Shakspeare ottiene due effetti ingraziandosi i favori della regina Elisabetta Tudor-Lancaster dipingendo come un villain diabolico – esagerandolo - l'ultimo degli York, nemici mortali nella Guerra delle due Rose, e riuscendo a creare un modello formidabile di ”cattivo”. Tutti si fanno irretire dai suoi intrighi , sia le sue vittime in scena che noi pubblico in sala, qui è la forza del suo personaggio: sappiamo che ogni sua azione è malvagia e falsa, ma ammiriamo la sua capacità di prendere il controlo di ogni cosa con il solo potere della sua inventiva nefasta, e inconsciamente vorremmo che riuscisse. Ne è esempio l'emblematica scena con Lady Anna. Ella lo odia, le ha ucciso lo sposo, ma la vuole conquistare per le sue mire, e mentre ancora piange il suo lutto la circuisce lusingandola con il più torbido dei corteggiamenti facendole credere di aver ucciso per la passione che nutre per lei, prima l'orrore, poi la sorpresa, poi il godimento narcisistico di aver potuto suscitare una tale passione totalizzante fino a cedere completamente:
- Anna: Tu fosti la causa e il dannatissimo effetto (del delitto).
- Riccardo : La vostra beltà è stata la causa di tale effetto; la vostra beltà che mi travagliava nel sonno perché intraprendessi di uccidere il mondo intero per poter vivere un'ora sola sul vostro dolce grembo -
Pacino ci porta dentro la strategia della scena, nella presantazione alla situazione, nella scena teatrale, ed intanto sbuca con flash a parte, guardando verso di noi con un sorriso ironico complice e un leit-motiv – Io l'avrò – portandoci sottilmente alla crudele frase finale :
- Fu mai donna corteggiata in tale stato d'animo? Fu mai donna in tale stato d'animo conquistata? .......... Io l'avrò, ma non la terrò a lungo-
Film commistione fatto d'inchieste, di documentario, di teatro, di testo e di fruizione, di come una compagnia mette in scena il testo, come lo si recita, come gli intellettuali lo spiegano, come il pubblico lo vive, dalla lettura collettiva alla scena in teatro, dagli attori in jeans ai protagonisti in calzamaglia, come un attore se ne impossessa, come l'oggi può essere simile all'epoca in cui è stato creato, quanto è lontana la Londra elisabettiana del Globe dalla New York di oggi della V Strada. Una grande opera ci pone continue domande, e noi continuiamo ad interrogarci, a cercare , cercare , cercare. Perchè come chiude questo film citando ancora Shakeaspere, ma da La Tempesta, l'essenza di tutto è che siamo tutti attori dentro e fuori la scena:
“Questi nostri attori erano tutti spiriti
e si sono dissolti nell’aria, nell’aria sottile.
E come l’inconsistente edificio di questa visione
le torri coronate di nuvole,
gli orgogliosi palazzi, i templi solenni
ed il grande globo stesso
come questo spettacolo
si dissolveranno in una nuvoletta di fumo.
Noi siamo fatti della stessa materia dei sogni
e la nostra breve vita è circondata da un sonno”

domenica 25 settembre 2011

Riccardo III

« Ormai l’inverno del nostro scontento s’è fatto estate sfolgorante ai raggi di questo sole di York » . Ecco Riccardo, Duca di York , deforme nel fisico e nell'animo che si presenta elogiando il fratello Edoardo ( Sun per son – sole per figlio ) per cui ha tramato per farlo salire al trono, mentre svela la sua invidia livida per non essere lui a regnare sull'Inghilterra, non ancora. Lui malnato terzogenito e storpio, con intelligente malvagità oculata, sa che una mente brillante può vincere ogni limite, l'estensione maligna della sua mente può superare l'orrore del suo aspetto :« plasmato da rozzi stampi e deforme, privo della minima attrattiva per far lo sdilinquito bellimbusto davanti all’ancheggiar d’una ninfa". » « Ho deciso di fare il delinquente e odiare gli oziosi passatempi di questa nostra età » . Incompiuto fisicamente, la sua forza di volontà può invece fargli vincere anche la storia e riscriverla. Deve eliminare due fratelli per farlo, non è un problema, deve conquistare Lady Anna, la giovane vedova del nemico .... « Sì, le ho ucciso marito e padre, ma che importa? ». E vi riuscirà . Compie nefandezze di ogni sorta, ma il suo fare devoto e modesto, il suo apsetto insospettabile lo rende immune da ogni sospetto. Anzi agli occhi della corte , del popolo e anche ai nostri di spetattori egli diviene un affascinante “eroe”, diviene il Re : « Io mi sono ingannato fino ad oggi sopra la mia figura; s'ella mi trova, al contrario di me, un uomo di straordinario fascino. M'accollerò, costi quel che costi, la spesa d'uno specchio ». Ma troppi crimini commette, l'oscurità che ha versato , lo va ricoprendo iniziando a perdere appoggi, e fede in se stesso con incubi in cui il delitto stesso va a fargli visita sottoforma dei fantasmi delle persone che ha ucciso, gridanti « Dispera e muori! » . Perchè l'arte, anche quella dell'assassinio, per essere capolavoro deve conoscere il senso dell'ultimo tocco. Cadrà sotto I colpi del conte di Richmond, Enrico VII d'Inghilterra nella battaglia di Bosworth Field, liberando il mondo dal suo male, e lasciandolo sulla piana solo, sconfitto, umiliato per sempre, gridando prima di cadere con l'ultimo anelito alla vita che ha oltraggiato in ogni modo : "Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo! ". Laurence Olivier diventa con pochi tocchi di trucco spressionista, un uomo orribile in ogni senso, deforma il corpo ed esalta il magnetismo diabolicamente suadente, Shakespeare ha compreso da grande sceneggiatore che il cattivo per eccelenza è si crudele oltre ogni paura, ma deve possedere un  fascino che ipnotizza, e Sir Olivier sa incarnare questo dualismo stregandoci ad ogni passo, anche se ogni passo ci porta verso l'inferno.